Moda italiana: viaggio di lavoro in Cina

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moda-italiana-in-cinaLavorare per la moda italiana in Cina

Elena Brunetto, fashion designer di C-WORK-S per la moda italiana, racconta il suo viaggio di lavoro in CINA, seguito immediatamente a quello del Viaggio in Pakistan.

Sabato 21 settembre:  ultimo giorno a LAHORE con prospettiva di volo notturno.

shanghai-skylineDirezione SHANGHAI…

…tutto un altro mondo.
Confusione mentale. Parto alle 3.30 del 21 settembre e arrivo all’aeroporto di PUDONG alle 23.55 dello stesso giorno con sbalzo di fuso orario di altre tre ore.
Totale: sei ore di differenza oraria da casa.

Fortunatamente, volo on time! Trovo l’autista Mr. Wong, soprannominato da noi Vittorio, ad aspettarmi per condurmi al Crowne Plaza hotel.

Shock termico per il passaggio dal caldo secco di Lahore, al gelo polare dell’aeroporto e al caldo umido, veramente spiacevole, di Shanghai.

Si corre lisci sull’highway, ma… STOP: lavori in corso, uscita obbligatoria. Insomma altre due ore prima di poter raggiungere l’hotel e la posizione orizzontale.

moda-italiana-in-cina-2DOMENICA LAVORATIVA

Dopo una colazione leggera, si va in ufficio.
Appuntamento alle 9.30.
Primi venti prototipi di t-shirt stampate. Depressione totale: parte dei colori tessuti sbagliati, qualità di stampa gommosa – veramente cheap – confezione sporca.
Ben lontani dallo standard, iniziano le trattative e i compromessi.
Rifare prototipi, test di stampa o di confezione da visionare prima del mio rientro in Italia, trovare soluzioni alternative quando il fornitore non è disponibile o quando ti presenta un conto finale nel quale non stai dentro… Tutto questo sarà all’ordine del giorno di tutta la settimana che verrà: lavorare nel settore moda non è così divertente come molti pensano!

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La prima giornata lavorativa si conclude alle 17.00. È ancora possibile un tour, destinazione il nuovo Concept Store CORSO COMO 10, inaugurato il 14 settembre al 1717 di West Nanjing Road… spettacolare!

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L’inserimento dell’edificio di quattro piani nel contesto urbano; la struttura e l’architettura degli spazi interni; l’illuminazione; gli arredi; la pluralità delle suggestioni provenienti dalla varietà dall’assortimento espositivo; il Pastry Cafè al piano terra e il ristorante dell’ultimo piano, inserito in uno spazio galleria: l’apoteosi del design moderno, dell’abbigliamento e della moda italiana.

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Shanghai è la città dell'”aperto 24 ore” ma se si è stranieri e si vuole cenare conviene trovare un locale entro le  20.00. Il rischio è di non trovare personale che parli inglese e se non si conosce la lingua non è semplice riuscire a ordinare.

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Concludo la serata concedendomi un rigenerante foot massage.

NEI GIORNI SEGUENTI

Dal secondo giorno non avrò più tempo per gli svaghi e resterò in ufficio a lavorare dal mattino alla sera.

Le mattinate però sono allietate da Mr. Wong, alias Vittorio, il vero uomo tuttofare di Shanghai, che da autista sa trasformarsi in chef.
I tipici odori della cucina cinese pervadono l’ufficio, campioni, carta, tutto.
E quegli odori li ritroverai a casa all’apertura della valigia.

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In un lampo, l’ultimo giorno, mancano molti dei test richiesti all’appello. Non ci sono alternative, bisogna decidere cosa sarà mandato comunque avanti dalle ragazze dell’ufficio e cosa sarà spedito in Italia per check secondo prototipo.

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PARTENZA

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Venerdì 27  settembre. Giorno della partenza.
Mr. Wong, nelle vesti di autista, appare davanti all’hotel.
Noiosissimo viaggio di 45 minuti in auto, un’interminabile coda al check in, altrettanta coda ai controlli doganali.
Le oltre tre ore, che avevo previsto, sono state appena sufficienti, nessun giro al duty free, qualche intoppo nell’individuare il gate, ma ecco risolto, si vola verso casa.

Postato da Giovanna Grillo alle 17:00

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